Canini inclusi: diagnosi, terapia e complicanze

Canini inclusi: diagnosi, terapia e complicanze

Una delle problematiche più importanti in ortodonzia è la scoperta di un dente incluso nelle ossa mascellari e/o mandibolari per le implicazioni che ne derivano e per l’impostazione del relativo piano di trattamento ortodontico. Le anomalie dentali, intese come deviazioni dalla norma, si distinguono in base a: sede, posizione, volume, forma, sviluppo, struttura, numero ed eruzione.

Tra le anomalie del tempo di eruzione ha particolare rilevanza l’inclusione dentaria.

Si definisce inclusione dentaria la mancata presenza nel cavo orale di un elemento dentario che pur avendo completato il suo sviluppo morfostrutturale all’interno dell’osso, risulta assente al termine del periodo previsto per la sua fisiologica eruzione in arcata. I denti che più frequentemente vanno incontro ad inclusione sono i denti del giudizio inferiori seguiti dai canini mascellari, poi i denti del giudizio superiori seguiti dai premolari ed infine gli incisivi superiori.

Tra i denti che vanno incontro ad inclusione il canino è quello che ha maggiori complicanze funzionali.

I canini superiori ed inferiori guidano la mandibola nei movimenti di lateralità: l’assenza in arcata di uno o più canini può compromettere la funzione masticatoria.

La scoperta di un canino incluso può rappresentare dunque una vera e propria sfida per l’ortodontista.

La diagnosi precoce di dislocamento del canino e l’utilizzo di indici predittivi rilevati clinicamente e radiograficamente può essere di aiuto per mettere in evidenza un canino malposizionato e prevenirne la sua eventuale futura inclusione facilitandone il trattamento e riducendo la percentuale di casi che andranno corretti con trattamenti multidisciplinari chirurgico-ortodontici.
Clinicamente si sospetta la presenza di un’anomalia della posizione del canino quando sono presenti le seguenti condizioni:

  1. persistenza in arcata del canino deciduo (da latte) oltre i 14/15 anni di età.
  2. assenza della bozza canina (ovvero ispessimento dell’osso che normalmente è presente nella sede di eruzione del canino) sul lato vestibolare intorno ai 9/10 anni di età.
  3. presenza della bozza canina a livello palatale (ispessimento sul palato che normalmente non dovrebbe essere presente).
  4. Palato stretto con affollamento dentario.
  5. anomalie dentarie di forma o dimensioni degli incisivi.
  6. ompresenza di altre anomalie dentarie (quali malposizioni dentarie etc).

Il riscontro di uno o di più di questi segni clinici suggerisce la necessità di una accurata indagine radiografica.

Le indagini radiologiche per diagnosticare una inclusione del canino definitivo sono: la panoramica dentaria, il telecranio latero-laterale e postero-anteriore che sono tutti esami utili per fare diagnosi di inclusione e consentire la valutazione dei rapporti anatomici del dente incluso con i denti adiacenti, le strutture anatomiche contigue e la presenza di eventuali ostacoli che possano impedire l’eruzione spontanea del canino.
Qualora gli esami di routine non dovessero dare informazioni precise sulla posizione del canino, si potrebbe rendere necessaria una Tc con ricostruzioni 3D delle immagini.

Si stima che circa il 2% dei pazienti che si sottopongono a trattamento ortodontico presentano una inclusione dei canini permanenti.

Esistono delle differenze significative che riguardano il sesso più frequentemente colpito dall’anomalia: il sesso femminile presenta infatti una maggiore incidenza di inclusione che è doppia rispetto al sesso maschile. Analizzando i dati riportati dalla letteratura, sembrerebbe esserci una componente genetica nell’eziologia della malposizione dentale con un possibile coinvolgimento dei cromosomi sessuali. L’inclusione dentale può riguardare uno o entrambi gli elementi dell’arcata dentaria (ad es. canino destro o sinistro), tuttavia l’inclusione monolaterale è 5 volte più ricorrente dell’inclusione bilaterale.

I denti inclusi (in particolare i canini) necessitano di un approccio terapeutico conservativo che preveda il riposizionamento in arcata del dente incluso.

Tale scelta terapeutica è dettata dall’importante ruolo che i canini svolgono nella realizzazione di una corretta occlusione sia da un punto di vista funzionale che estetico. I canini infatti, guidano la mandibola nei movimenti di lateralità (guida canina). Da un punto di vista estetico i canini hanno un ruolo fondamentale in quanto determinano la forma d’arcata e sostengono i tessuti labiali migliorando il profilo del volto del paziente. La mancanza dei canini rende infatti asimmetrico il sorriso e riduce il supporto per le labbra.

Il ripristino dei denti inclusi in arcata deve avere un approccio multidisciplinare.

L’ortodontista ha l’importantissimo compito di effettuare una diagnosi precoce al fine di evitare, per quanto possibile, l’insorgenza di inclusioni o complicanze, riconoscendo i segni di rischio precoci per l’inclusione del canino (prima dei tempi attesi per la sua eruzione). Quando si rende necessario, lo specialista deve intervenire per recuperare una anomalia in via di formazione ed eventualmente provvedere, con i sistemi ortodontici tradizionali, a riposizionare il dente in arcata dentaria. Diventa invece compito del chirurgo orale eseguire, in accordo con l’ortodontista, e dove le normali procedure non invasive siano risultate insufficienti, realizzare l’esposizione chirurgica dell’elemento incluso e permettere così all’ortodontista di agganciare il dente in modo tale che con l’apparecchio ortodontico si possa far emergere dall’osso il dente incluso.

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