Ortodonzia linguale, un bel sorriso con l’apparecchio invisibile

Elaborata per soddisfare esigenze di tipo estetico, l’ortodonzia linguale rende più accettabile la necessità di affrontare il trattamento ortodontico perché è invisibile, confortevole e personalizzata. Si ricorrere a questa tecnica quando si vuole correggere anche malocclusioni gravi nei soggetti adulti che per necessità lavorativa o motivazioni estetiche non vogliano essere trattati con le tradizionali tecniche ortodontiche. A differenza delle classiche stelline incollate ai denti, molto evidenti, l’ortodonzia invisibile si propone di utilizzare sistemi diversi che permettono di raggiungere lo stesso risultato clinico non rinunciando all’estetica del sorriso durante il trattamento.

Con il sistema linguale gli attacchi ortodontici vengono posizionati sul lato interno del dente, quindi rivolti verso la lingua, anziché sul lato esterno, quello esposto al sorriso.

Oltre al fatto che risulta invisibile, con una ricaduta positiva sul benessere psico-sociale del paziente, i benefici estetici e funzionali dell’ortodonzia linguale possono essere molteplici: minore possibilità di retrazioni gengivali, salvaguardia dello smalto dentale anteriore, efficacia nel trattamento della sintomatologia dovuta a disordini cranio-mandibolari. L’unico svantaggio è rappresentato dall’ingombro dell’apparecchio nella zona linguale che può provocare lievi alterazioni della fonazione e della deglutizione, ma che oggi viene superato dall’ortodonzia customizzata. Le moderne tecniche informatiche consentono di realizzare su misura tutti gli attacchi ortodontici linguali, riproducendo perfettamente la superficie dentale. Gli attacchi Incognito vengono disegnati su misura per ogni paziente proprio perché il loro posizionamento linguale deve dare il minor ingombro possibile per consentire il libero movimento della lingua.

Si arriva, dunque, ad avere un apparecchio personalizzato, ma con tutte le componenti necessarie per ottenere il miglior risultato.

L’impronta dentale viene inviata in un laboratorio specializzato in Germania dove odontotecnici esperti la analizzano e riposizionano ciascun dente su una base di cera che viene scannerizzata tridimensionalmente. A questo punto con un software di modellazione in 3D vengono progettati gli attacchi. Dal modello virtuale si passa poi ad un modello di cera ed infine a quello definitivo in lega d’oro, un materiale estremamente malleabile che non da alcun problema nei pazienti allergici al nichel. Gli attacchi vengono poi trasferiti su una mascherina in silicone che sarà utilizzata dall’ortodontista per posizionare correttamente l’apparecchio al paziente.

Tutti possono utilizzare l’apparecchio linguale senza limiti di età purché i denti siano ben ancorati all’osso e i tessuti di sostegno siano in perfetta salute.

Grazie all’aiuto di tecniche sofisticate si riescono a trattare tutte le molocclusioni in modo confortevole e preciso. I fastidi iniziali svaniscono nel giro di una settimana ed il risultato, già visibile dopo il primo mese, migliora il sorriso in modo costante e progressivo. Questi trattamenti vanno incontro alle esigenze non solo degli adulti che cercano un modo discreto per ottenere denti sani e belli, ma anche di bambini ed adolescenti perché hanno il vantaggio di non aggredire le superfici vestibolari della bocca.

Odontoiatria pediatrica: le risposte alle domande più frequenti dei genitori

La pedodonzia è il settore dell’odontoiatria che si occupa della cura dei denti dei bambini. La prevenzione rappresenta per la pedodonzia un obiettivo fondamentale: una corretta igiene orale unita a salutari abitudini alimentari permette di salvaguardare la salute dentale del piccolo paziente a partire dai denti da latte fino alla dentatura definitiva.

Il livello di igiene orale è allarmante nel nostro paese: i dati pubblicati dal Centro di Collaborazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) evidenziano, infatti, che il 21,6% dei bimbi di quattro anni soffre già di carie.

La percentuale è destinata a salire fino a toccare il 43,1% nei bambini italiani al di sotto dei dodici anni d’età. A provocarla è la placca batterica, costituita da batteri e residui organici di origine alimentare. La placca si forma costantemente all’interno della bocca, aderisce ai denti, ne intacca lo smalto e prosegue attraverso i cunicoli dentinali in direzione della polpa. Per questo è essenziale che i bambini imparino i piccoli gesti per una corretta igiene orale sin dalla primissima infanzia. La salute della bocca dei bambini è fondamentale per garantirgli un sorriso bello e sano anche da adulti. Sono tanti i dubbi e le preoccupazioni che assalgono i genitori: per questo ho voluto rispondere alle domande più frequenti su come prendersi cura dei denti dei propri bambini.

A che età bisogna cominciare a lavarsi i denti?
La risposta è semplice: da subito anzi addirittura da prima della dentizione. È importante prendersi cura del cavo orale dei bambini ancor prima che l’eruzione dei dentini da latte abbia inizio, pulendo delicatamente le gengive con una garza inumidita dopo ogni pasto. Da quando, invece, comincia a spuntare il primo dentino bisognerebbe lavarlo sia alla mattina che alla sera con uno spazzolino specifico per bambini di età inferiore ai 2 anni, con un delicato movimento circolare. Lo spazzolino deve avere una testina molto piccola, con setole morbide e dalla punta arrotondata, e un manico lungo e arrotondato per permettere ai genitori di maneggiarlo facilmente.

Come abituare il bambino a lavarsi i denti?
È importante non forzare il bambino ad usare lo spazzolino, piuttosto bisognerebbe fare in modo che il momento del lavarsi i denti, approfittando anche del contatto con l’acqua che è generalmente molto gradito ai bambini, si trasformi in un gioco e in seguito in una consolidata e piacevole abitudine. A questo scopo è utile avvicinare gradualmente il bimbo all’evento: facendogli vedere come si fa, aiutandolo nello spazzolamento e spiegandogli i vari passaggi. Il bimbo inizierà ad incuriosirsi, e così comincerà a prendere confidenza con lo spazzolino. Dai 6 anni il bimbo può diventare autonomo, ma deve essere sempre sorvegliato dai genitori affinché la pulizia avvenga nel modo corretto. È molto importante la scelta dello spazzolino, che deve essere di dimensioni adeguate, con manico dritto, testina piccola, setole artificiali con punte arrotondate e durezza media.

Come prevenire la carie nei bambini?
È molto importante che anche i bimbi più pigri vengano gradualmente educati alla sana abitudine di lavarsi i denti ogni volta che assumono cibi o bevande zuccherate. La capacità degli alimenti di provocare carie (cariogenicità) non è dovuta solo alla quantità di zucchero contenuto nell’alimento stesso ma anche alla sua consistenza. Più un cibo è appiccicoso, più rimarrà sui denti e quindi favorirà la formazione della placca e la sua adesione al dente. È bene evitare lecca lecca e caramelle, cioccolato e dolciumi soprattutto prima del riposo notturno perché lo zucchero si deposita sui denti anche grazie alla minore quantità del flusso salivare e vi rimane per molte ore: tutto ciò aumenta le probabilità che si formi la carie. Per lo stesso motivo è assolutamente importante che il bimbo non si addormenti con il biberon di latte o il ciuccio imbevuto di zucchero o miele.

Quando effettuare la prima visita dal dentista?
La prima visita dal pedodonzista è consigliabile già a partire dai 6 mesi, periodo in cui iniziano a spuntare i denti da latte, per avere tutte le informazioni per la cura dell’igiene orale del bambino. Verso i due anni invece, anche se non ci sono apparenti problemi, è un primo controllo per verificare che lo sviluppo della dentizione primaria stia procedendo correttamente ed intercettare precocemente eventuali problematiche. Successivamente è importante un controllo odontoiatrico periodico almeno ogni 6 mesi per tenere sotto controllo lo stato di salute della bocca.

I denti da latte vanno curati?
Si pensa che i denti da latte non richiedano cure e controlli e che, una volta caduti, anche se cariati o rovinati, non si presentino problemi per i denti definitivi. Nulla di più sbagliato: i denti da latte sono molto importanti per la masticazione e per uno sviluppo sano delle ossa mascellari e della seconda dentizione: se la carie procede può arrivare a interessare la polpa, l’osso alveolare e danneggiare irrimediabilmente il germe del dente permanente, essendo a stretto contatto con esso. Ed infine fanno da “spaziatori” per i denti permanenti permettendo loro di crescere sani e forti. Se un dente da latte cariato deve essere estratto, il posto del dente permanente non è più garantito e c’è il rischio che vengano compromessi l’allineamento e la corretta masticazione dei denti definitivi.

Il fluoro: è giusto darlo ai nostri bambini?
Il fluoro svolge un ruolo importante nell’alimentazione umana e per la salute di bocca e denti. Il suo meccanismo di azione è complesso ed è ancora frutto di indagini epidemiologiche e scientifiche: fortifica i denti proteggendoli dall’azione degli acidi e fa parte della struttura chimica dello smalto, quindi lo indurisce fino a farlo diventare più resistente alle sostanze in grado di intaccarlo e distruggerlo progressivamente. Oltre che con l’alimentazione, i bambini possono essere aiutati nella protezione dei denti tramite la fluorizzazione. La fluoroprofilassi professionale (topica) consiste nell’applicare direttamente sui denti un gel contenente un’alta concentrazione di fluoro che, rimanendo a lungo in bocca, esplica la sua azione benefica. Per essere efficace deve essere ripetuta ogni 4/6 mesi. In aggiunta, ma non in alternativa, si può praticare la fluoroprofilassi sistemica, somministrando quotidianamente al piccolo pastiglie o gocce a base di fluoro: queste possono essere assunte da tutti i bambini, dai 6 mesi ai 12 anni. L’intossicazione da fluoro è un rischio molto remoto. Affinché si verifichi, è necessario che un bambino ingerisca 5 mg di fluoro per chilogrammo di peso: ciò significa per esempio che un bambino di 20 kg dovrebbe ingerire 100 mg di fluoro, ossia l’equivalente della metà di un tubetto di dentifricio per adulti oppure un’intera confezione di pastiglie al fluoro.

Quando mettere l’apparecchio?
I regolari controlli dal dentista pediatrico sono importanti proprio per intercettare tempestivamente eventuali problemi e intervenire di conseguenza: dalla necessità di una maggiore e più puntuale igiene orale per prevenire le carie, all’apparecchio per risolvere problemi di malaocclusione (morso inverso, incrociato, aperto, affollamento). L’età in cui mettere l’apparecchio ortodontico dipende dal difetto che si vuole correggere, perché alcuni vanno trattati precocemente, anche a cinque anni, per altri invece si preferisce intervenire più avanti aspettando il completo sviluppo facciale, mascellare dentale.

Quando la mandibola fa “click”: cause e conseguenze di una malocclusione dentale

Avvertire un “click” alla mandibola è una circostanza molto più frequente di quanto si pensi, spesso accompagnata da dolore a carico dell’articolazione temporo-mandibolare, quella che connette la mandibola al cranio e che entra in azione ogni volta che si apre la bocca per masticare, parlare, ridere e sbadigliare.

Lo scatto della mandibola è causato dal cattivo posizionamento del disco articolare, frapposto tra l’osso temporale del cranio e il condilo mandibolare.

Il movimento della mandibola deve essere scorrevole e a questo provvede il disco articolare. Quando si avvertono gli scatti, che in qualche caso possono diventare veri e propri blocchi della mandibola in apertura o chiusura della bocca, ci si trova davanti a una mancanza di coordinazione fra disco articolare e articolazione, che ha una causa patologica e richiede un’attenta diagnosi e una specifica terapia. Solitamente il click mandibolare è accompagnato da dolore acuto localizzato ma anche da mal di testa, da dolori musco-tensivi alla cervicale, e nei casi più gravi coinvolge l’orecchio e causa vertigini e perdita di equilibrio.

I fattori che possono essere coinvolti sono numerosi, quelli più spesso chiamati in causa sono i problemi di malocclusione (la scorretta sovrapposizione delle arcate dentarie, di solito conseguenza della perdita dei denti posteriori),a cui spesso si associa il bruxismo.

Quest’ultimo disturbo comporta il serramento dei denti con movimenti involontari della mandibola e ha il più delle volte un’origine emotiva. Ma anche infiammazione locale, incidenti e traumi, l’eruzione dei denti del giudizio, ascessi dentali, otiti e parotiti possono rientrare fra le cause scatenanti. Quando il click mandibolare diventa cronico si possono instaurare anche fenomeni artrosici o di rimodellamento del condilo che possono aumentare ulteriormente il disturbo. Raramente e solo nel dislocamento cronico si può parlare di lassità legamentosa o di lesione permanente del disco articolare, da usura o rottura.

Intervenire nelle fasi iniziali spesso aiuta a risolvere il problema in meno tempo e sostenendo meno spese, e dà la possibilità di privilegiare un approccio terapeutico conservativo evitando così la degenerazione dei sintomi e il ricorso alla chirurgia.

Se il disturbo è lieve e solo occasionale non occorrono particolari provvedimenti, se non l’eventuale ricorso a terapie sintomatiche, per esempio con farmaci miorilassanti che riducono la tensione muscolare, o analgesici per alleviare il dolore. Se invece il problema persiste, e magari tende anche a peggiorare, è utile un attento studio delle arcate dentarie. Qualora si evidenzino problemi di malocclusione occorre correggerli con terapie ortodontiche o con protesi che sostituiscano gli elementi dentari mancanti. Se a prevalere è il bruxismo, risulta utile il ricorso a specifici bite.

Il ruolo dell’ortodontista nella diagnosi e nel trattamento delle apnee notturne

Nella Medicina del Sonno, il russamento e la Sindrome da Apnea Ostruttiva (Osas) sono patologie che interessano anche l’odontoiatria sia per quanto riguarda la diagnosi che il trattamento. Mentre il russamento semplice non implica seri problemi per la salute, l’Osas, soprattutto nelle forme medie e gravi, compromette la salute generale aumentado notevolmente il rischio di malattie cardiovascolari e neurologiche. Altri aspetti da non trascurare nei pazienti affetti da disturbi respiratori del sonno sono la scarsa concentrazione e la stanchezza diurna, che determinano un aumento della probabilità di incidenti stradali e lavorativi.

In quest’ottica è sempre più importante il ruolo dell’odontoiatra nel diagnosticare la patologia, dato che alcuni sintomi sono facilmente individuabili nel corso di una semplice visita di controllo.

La diagnosi ortodontica si avvale prevalentemente dell’analisi cefalometrica sulla teleradiografia latero-laterale che valuta la lunghezza dello spazio aereo posteriore (PAS Posterior Airway Space) che viene misurato attraverso una linea tangente il bordo inferiore della mandibola che attraversa le vie aeree.

Ma è sempre indispensabile un approccio multidisciplinare che prevede la collaborazione dell’otorinolaringoiatra, dello pneumologo, del nutrizionista e dell’ortodontista.

La terapia delle OSAS è personalizzata e varia a seconda della gravità e della causa che ne ha generato l’insorgenza. Potrebbe bastare la perdita di peso, se la causa scatenante è l’obesità, o risultare necessario l’intervento chirurgico per liberare le vie aeree. I casi meno gravi potranno essere trattati dall’ortodontista applicando particolari dispositivi di avanzamento mandibolare (MAD). La terapia d’elezione per il trattamento delle OSAS è la ventilazione meccanica a pressione positiva continua (CPAP) che impedisce alle pareti della faringe di collassare durante il sonno. Questo è un trattamento molto efficace che però non è ben tollerato da tutti i soggetti.

Le apparecchiature orali di avanzamento mandibolare (MAD), invece, si sono rivelate molto efficaci nel ridurre i sintomi e migliorare la qualità della vita nei pazienti con OSAS lievi e moderate.

L’ostruzione delle vie aeree superiori può essere a qualsiasi livello, ma uno dei punti più frequenti è alla base della lingua o dietro al palato molle. Le cause sono anatomiche (ristrette dimensioni dei passaggi d’aria) o fisiologiche (aumentata collassabilità delle vie aeree dovuta a una carenza di controllo neuromuscolare centrale), anche se nella maggior parte dei casi si tratta di una combinazione dei due fattori. Le apparecchiature intraorali (MAD) agiscono riposizionando e mantenendo la mandibola e la lingua in posizione anteriore, aumentano il volume delle vie aeree e diminuiscono la resistenza al flusso aereo, accrescono il tono dei muscoli prevenendone la collassabilità. Numerosi studi confermano come il grado di protrusione mandibolare sia direttamente proporzionale con il miglioramento di eventi respiratori notturni.

I MAD sono disponibili di due tipologie: a protrusione fissa e a protrusione variabile.

I primi hanno il vantaggio di una maggiore velocità della terapia e una maggiore semplicità di utilizzo, ma presentano l’impossibilità di modificare il grado di avanzamento una volta realizzato il dispositivo. I secondi, al contrario, permettono l’aggiustamento del grado di protrusione successivamente alla consegna del dispositivo, rivelandosi più efficaci anche se il trattamento potrebbe richiedere più tempo. Una volta raggiunta la posizione “terapeutica” è importante rivalutare insieme all’equipe di lavoro il paziente per un esame di controllo (polisonnografia o monitoraggio ambulatoriale) con il MAD. Durante la fase di avanzamento il paziente deve essere visitato ogni 3 settimane circa. Al termine di questo periodo può essere controllato ogni sei mesi per monitorare la comparsa di eventuali effetti collaterali. Le apparecchiature orali di avanzamento mandibolare sono solitamente ben tollerate anche se possono insorgere effetti collaterali che il più delle volte sono lievi e temporanei. I più comuni sono ipersalivazione, dolore muscolare e articolare, mobilità e\o indolenzimento dei denti.

I MAD rappresentano la prima scelta per chi soffre di russamento o apnee lievi e medio-gravi. Inoltre, rappresentano una valida alternativa per il paziente che non tollera o non risponde alla CPAP.

Mentre nelle OSAS causate da importante alterazione anatomica del mascellare e della mandibola è di competenza ortodontica la chirurgia maxillo-facciale di avanzamento bi-mascellare. Essa agisce portando in avanti, insieme alle basi ossee, il palato molle e la base della lingua. Quando l’intervento è efficace, il paziente non dipende più da apparecchiature extra o intra orali. Il ruolo dell’ortodontista può essere fondamentale nella collaborazione con il chirurgo maxillo-facciale per la riuscita del trattamento.

Morso profondo: sintomi e terapie

Il morso profondo è una condizione in cui gli incisivi dell’arcata superiore coprono in modo eccessivo quelli inferiori. Normalmente gli incisivi superiori coprono gli inferiori di circa 2mm. Quando si arriva a 4 mm o più, siamo davanti a un caso di morso profondo o coperto. Naturalmente, il morso profondo non è uguale per ogni paziente ma può essere più o meno accentuato.

Morso profondo

In alcuni casi gli incisivi superiori possono arrivare a toccare con il loro margine la gengiva vestibolare degli incisivi inferiori, mentre quelli inferiori possono arrivare a toccare il palato. In entrambe queste condizioni si creano delle lesioni alle mucose e danni ai tessuti di sostegno dei denti che possono essere gravi.

I sintomi del morso profondo, oltre all’aspetto estetico dell’arcata superiore ed il sorriso gengivale che caratterizza questi pazienti, riguardano aspetti diversi della salute orale: difficoltà alla masticazione, alla respirazione e alla pronuncia di determinate parole e maggiore predisposizione alla carie e alla parodontite oltre a problemi alla colonna vertebrale.

Questa situazione predispone a difficoltà respiratorie e alle Sindrome delle apnee ostruttive del sonno (Osas).

A causa del morso profondo, che determina un muro nella parte anteriore della bocca, la mandibola tende a crescere arretrata e ciò determina una invasione del tratto aereo posteriore (PAS) e conseguente riduzione del flusso respiratorio e insorgenza di apnee ostruttive del sonno

La domanda che più frequentemente mi pongono i genitori è: “Il morso profondo crea problemi posturali?” Purtroppo la risposta è spesso affermativa. Le conseguenze del morso profondo non coinvolgono solo il cranio ma anche altre parti del corpo.

Un paziente affetto da questa patologia, infatti, di frequente tende ad assumere una postura anomala.

La posizione del cranio rispetto alla colonna vertebrale, infatti, non è stabilita soltanto dai muscoli del collo, ma anche da un sistema muscolare formato dai muscoli sottoioidei, dai sopraioidei e dagli elevatori della mandibola. Quindi la mandibola ha un ruolo preponderante nel sistema posturale. Osservando i pazienti con morso profondo si può spesso constatare una postura più incurvata, a differenza di chi soffre di morso aperto che presenta frequentemente un atteggiamento del capo all’indietro.

Malocclusioni dentali

Un paziente con morso profondo, proprio per la postura del capo, può presentare un’accentuazione della lordosi cervicale e dolori cervicali a differenza di un paziente con il morso aperto che presenta invece una rettificazione del tratto cervicale.

La terapia del morso profondo è tanto più efficace quanto più tempestivamente si interviene.

Essendo una problematica di natura scheletrica, se si intraprende una terapia mediante apparecchiature ortodontiche funzionali (con apparecchi mobili) durante la fase di sviluppo osseo del bambino e in età pre-adolescenziale, ci saranno buone probabilità di guidare la crescita verso una occlusione fisiologica che elimini il morso profondo in via di formazione. Viceversa, intervenendo a crescita ormai ultimata, sarà impossibile modificare i rapporti ossei esistenti (a meno di ricorrere alla chirurgia maxillo- facciale nell’adulto) ed il trattamento sarà limitato alle sole strutture dentali.

Palato stretto e morso incrociato nei bambini: conseguenze e terapie

Nella odontoiatria pediatrica si riscontra frequentemente la presenza del palato stretto o “palato ogivale”. Questa malocclusione dovrebbe essere intercettata precocemente per le conseguenze che determina sulla funzione masticatoria e sulla respirazione dei piccoli pazienti.

Il palato stretto determina una inversione nella posizione dei denti superiori rispetto a quelli inferiori che si definisce con il termine di “morso incrociato”.

Il morso incrociato o “morso inverso” si verifica quando i denti dell’arcata superiore non scavalcano quelli dell’arcata inferiore. La principale conseguenza del morso inverso è una occlusione dentale invertita rispetto alla norma. Questa condizione porta a una funzione masticatoria asimmetrica e scorretta. Il morso inverso può interessare sia i denti laterali (“morso inverso laterale o posteriore”) sia i denti frontali (“morso inverso frontale o anteriore”). La causa del morso inverso è da ricondursi a una crescita insufficiente del mascellare superiore (ipoplasia mascellare superiore) o una crescita eccessiva della mandibola.

Il morso incrociato latero-posteriore si suddivide a sua volta in mono o bilaterale a seconda che coinvolga uno o entrambi i lati del mascellare superiore.

Nel morso inverso monolaterale il mascellare è ipopasico e, oltre all’alterazione dell’occlusione da un solo lato, si riduce lo spazio intraorale per la lingua, che eserciterà una eccessiva spinta sulla sutura mediana e sui tessuti molli del retrobocca. Si sviluppa una deviazione mandibolare e del terzo inferiore della faccia che trascina con sé anche il terzo medio favorendone la deviazione del setto nasale. Le vie aeree nasali risulteranno ipotrofiche per decremento dello sviluppo trasversale e verticale, aggravato dalla asimmetria strutturale e dalla deviazione del setto. Molto spesso questi pazienti riferiscono anche difficoltà di deglutizione, legate allo squilibrio muscolare.
Il morso inverso bilaterale è dovuto frequentemente ad una mandibola ben sviluppata accompagnata ad una mascella scarsamente dimensionata.
In questi casi l’inversione dentale è bilaterale (morso crociato bilaterale). Il morso inverso posteriore contribuisce disfunzionalmente allo sviluppo dimensionale dell’arcata superiore, con conseguente iposviluppo delle sovrastanti vie nasali per prevalente decremento di sviluppo trasversale. Il palato ogivale (che può talvolta essere presente) è di solito meno marcato che nel morso profondo, perché la lingua, solitamente ad inserzione bassa, trova spazio nella zona mandibolare che è normale o ipersviluppata e ha pertanto una limitata spinta verso l’alto.

I morsi crociati posteriori rappresentano le anomalie dento-scheletriche più subdole per i gravi effetti che ne derivano sia in fase di crescita che nell’adulto.

Una loro diagnosi tardiva, e il conseguente mancato trattamento, possono infatti essere causa di gravi asimmetrie di crescita delle basi ossee sia a livello mandibolare che mascellare. Questi individui possiedono tutti una funzione masticatoria scorretta, che si realizzerà prevalentemente dal lato di minima dimensione verticale, che corrisponde al lato con il morso incrociato. Tale funzione asimmetrica sarà causa della comparsa di atrofie ossee irreversibili o di eccessi di crescita ossea, asimmetrie di forma e posizione dei condili, conseguenti possibili patologie articolari.

Il morso incrociato posteriore e la laterodeviazione funzionale della mandibola determinano inoltre una masticazione prevalentemente monolaterale con una inversione dei cicli masticatori.

L’adattamento neuromuscolare conseguente a tale disfunzione determinerà col tempo nel giovane paziente un’asimmetria di crescita mandibolare, caratterizzata da una maggiore crescita nel ramo mandibolare e nella articolazione temporo-mandibolare opposta al lato di masticazione e trasformando la lesione da funzionale in strutturale, con la caratteristica comparsa di una disarmonia facciale da sviluppo mandibolare asimmetrico. È importante sottolineare poi che un corretto rapporto cranio-mandibolare è fondamentale per la postura di tutto il corpo, dunque una mandibola sbilanciata sui tre piani dello spazio può essere causa di effetti gravi su tutto il corpo. La mancanza di dimensione verticale monolaterale (solo da un lato) presente dal lato del morso incrociato provoca, infatti, un adattamento di tutta la muscolatura con comparsa di posture compensatrici e atteggiamenti posturali scoliotici.

È importante considerare il timing del trattamento del palato stretto, visto che la sutura palatina mediana (che separa i due emimascellari) ha una morfologia che varia con l’età.

Il trattamento del morso incrociato è molto complesso e richiede una corretta diagnosi che tenga in considerazione le asimmetrie, la deviazione mandibolare, la respirazione orale e le apnee notturne. In generale il trattamento di elezione del morso incrociato che determina problemi respiratori gravi è l’espansore rapido del palato in pazienti pediatrici che hanno ancora la possibilità di separare la sutura palatino-mediana. Una terapia alternativa e molto valida del morso incrociato con asimmetrie e deviazione mandibolare è la riabilitazione neuro-occlusale (RNO) del prof. Pedro Planas che permette di espandere il mascellare e ricentrare la mandibola utilizzando degli apparecchi funzionali mobili che utilizzano le piste di Planas, che hanno lo scopo di correggere lo sbilanciamento mandibolare dovuto alla perdita di dimensione verticale dal lato con morso incrociato.

Canini inclusi: diagnosi, terapia e complicanze

Una delle problematiche più importanti in ortodonzia è la scoperta di un dente incluso nelle ossa mascellari e/o mandibolari per le implicazioni che ne derivano e per l’impostazione del relativo piano di trattamento ortodontico. Le anomalie dentali, intese come deviazioni dalla norma, si distinguono in base a: sede, posizione, volume, forma, sviluppo, struttura, numero ed eruzione.

Tra le anomalie del tempo di eruzione ha particolare rilevanza l’inclusione dentaria.

Si definisce inclusione dentaria la mancata presenza nel cavo orale di un elemento dentario che pur avendo completato il suo sviluppo morfostrutturale all’interno dell’osso, risulta assente al termine del periodo previsto per la sua fisiologica eruzione in arcata. I denti che più frequentemente vanno incontro ad inclusione sono i denti del giudizio inferiori seguiti dai canini mascellari, poi i denti del giudizio superiori seguiti dai premolari ed infine gli incisivi superiori.

Tra i denti che vanno incontro ad inclusione il canino è quello che ha maggiori complicanze funzionali.

I canini superiori ed inferiori guidano la mandibola nei movimenti di lateralità: l’assenza in arcata di uno o più canini può compromettere la funzione masticatoria.

La scoperta di un canino incluso può rappresentare dunque una vera e propria sfida per l’ortodontista.

La diagnosi precoce di dislocamento del canino e l’utilizzo di indici predittivi rilevati clinicamente e radiograficamente può essere di aiuto per mettere in evidenza un canino malposizionato e prevenirne la sua eventuale futura inclusione facilitandone il trattamento e riducendo la percentuale di casi che andranno corretti con trattamenti multidisciplinari chirurgico-ortodontici.
Clinicamente si sospetta la presenza di un’anomalia della posizione del canino quando sono presenti le seguenti condizioni:

  1. persistenza in arcata del canino deciduo (da latte) oltre i 14/15 anni di età.
  2. assenza della bozza canina (ovvero ispessimento dell’osso che normalmente è presente nella sede di eruzione del canino) sul lato vestibolare intorno ai 9/10 anni di età.
  3. presenza della bozza canina a livello palatale (ispessimento sul palato che normalmente non dovrebbe essere presente).
  4. Palato stretto con affollamento dentario.
  5. anomalie dentarie di forma o dimensioni degli incisivi.
  6. ompresenza di altre anomalie dentarie (quali malposizioni dentarie etc).

Il riscontro di uno o di più di questi segni clinici suggerisce la necessità di una accurata indagine radiografica.

Le indagini radiologiche per diagnosticare una inclusione del canino definitivo sono: la panoramica dentaria, il telecranio latero-laterale e postero-anteriore che sono tutti esami utili per fare diagnosi di inclusione e consentire la valutazione dei rapporti anatomici del dente incluso con i denti adiacenti, le strutture anatomiche contigue e la presenza di eventuali ostacoli che possano impedire l’eruzione spontanea del canino.
Qualora gli esami di routine non dovessero dare informazioni precise sulla posizione del canino, si potrebbe rendere necessaria una Tc con ricostruzioni 3D delle immagini.

Si stima che circa il 2% dei pazienti che si sottopongono a trattamento ortodontico presentano una inclusione dei canini permanenti.

Esistono delle differenze significative che riguardano il sesso più frequentemente colpito dall’anomalia: il sesso femminile presenta infatti una maggiore incidenza di inclusione che è doppia rispetto al sesso maschile. Analizzando i dati riportati dalla letteratura, sembrerebbe esserci una componente genetica nell’eziologia della malposizione dentale con un possibile coinvolgimento dei cromosomi sessuali. L’inclusione dentale può riguardare uno o entrambi gli elementi dell’arcata dentaria (ad es. canino destro o sinistro), tuttavia l’inclusione monolaterale è 5 volte più ricorrente dell’inclusione bilaterale.

I denti inclusi (in particolare i canini) necessitano di un approccio terapeutico conservativo che preveda il riposizionamento in arcata del dente incluso.

Tale scelta terapeutica è dettata dall’importante ruolo che i canini svolgono nella realizzazione di una corretta occlusione sia da un punto di vista funzionale che estetico. I canini infatti, guidano la mandibola nei movimenti di lateralità (guida canina). Da un punto di vista estetico i canini hanno un ruolo fondamentale in quanto determinano la forma d’arcata e sostengono i tessuti labiali migliorando il profilo del volto del paziente. La mancanza dei canini rende infatti asimmetrico il sorriso e riduce il supporto per le labbra.

Il ripristino dei denti inclusi in arcata deve avere un approccio multidisciplinare.

L’ortodontista ha l’importantissimo compito di effettuare una diagnosi precoce al fine di evitare, per quanto possibile, l’insorgenza di inclusioni o complicanze, riconoscendo i segni di rischio precoci per l’inclusione del canino (prima dei tempi attesi per la sua eruzione). Quando si rende necessario, lo specialista deve intervenire per recuperare una anomalia in via di formazione ed eventualmente provvedere, con i sistemi ortodontici tradizionali, a riposizionare il dente in arcata dentaria. Diventa invece compito del chirurgo orale eseguire, in accordo con l’ortodontista, e dove le normali procedure non invasive siano risultate insufficienti, realizzare l’esposizione chirurgica dell’elemento incluso e permettere così all’ortodontista di agganciare il dente in modo tale che con l’apparecchio ortodontico si possa far emergere dall’osso il dente incluso.

Un sorriso bello e sano con l’ortodonzia linguale

In una società nella quale sono sempre più importanti l’estetica e l’apparenza, avere un sorriso bello e sano anche in età adulta può diventare una necessità. Alcuni studi sociologici americani dimostrano che le persone con un bel sorriso riescono a trovare lavoro più facilmente rispetto a quelle con i denti disallineati.

Oggi per venire incontro alle crescenti esigenze estetiche dei pazienti, si ricorre all’utilizzo di sistemi innovativi quali l’ortodonzia invisibile.

Contrariamente alle classiche stelline incollate ai denti, molto evidenti, l’ortodonzia invisibile si propone di utilizzare sistemi diversi che permettono di raggiungere lo stesso risultato clinico ma non rinunciando all’estetica del sorriso durante il trattamento ortodontico. Con questi obiettivi sono nate varie tecniche come gli allineatori trasparenti in policarbonato (Invisalign, Clearstep, e tanti altri marchi registrati), tuttavia la vera invisibilità rimane per essi un traguardo lontano e sarebbe meglio definirli “poco visibili” piuttosto che invisibili. L’invisibilità si ottiene, infatti, non posizionando niente sulla superficie esterna dei denti.

L’unico apparecchio totalmente invisibile è quello applicato sul lato interno, quello non visibile al comune osservatore, ovvero il lato linguale. Si parla infatti di ortodonzia linguale per definire l’ortodonzia invisibile.

In passato l’ortodonzia linguale non ha avuto una larga diffusione a causa dell’importante ingombro sulla zona linguale della bocca che portava a riduzioni dello spazio per la lingua e conseguenti ripercussioni sulla fonazione, deglutizione, ferite e decubiti sulla lingua. Oggi le moderne tecniche informatiche ci consentono di realizzare su misura tutti gli attacchi ortodontici linguali (ortodonzia customizzata), riproducendo perfettamente la superficie dentale. Quindi, un apparecchio il più piccolo possibile per non infastidire il paziente ma con tutte le componenti necessarie per ottenere il miglior risultato. Grazie all’aiuto del computer e dei robot che modellano gli archi si riescono a trattare tutte le problematiche in modo confortevole e preciso. I fastidi iniziali svaniscono nel giro di una settimana ed il risultato, già visibile dopo il primo mese, migliora il sorriso in modo costante e progressivo.

L’ideatore dell’ortodonzia linguale customizzata è il Prof. Wiechmann, ed il sistema si chiama Incognito.

L’apparecchio Incognito è in lega d’oro sia per non incorrere in alcun problema con i pazienti allergici al nichel, sia perché la lega d’oro è un materiale estremamente malleabile. Le fasi di realizzazione sono abbastanza semplici e non richiedono particolare impegno da parte del paziente rispetto ai trattamenti tradizionali. L’ortodontista prende l’impronta della dentatura del paziente in ambulatorio utilizzando dei siliconi naturali, e poi provvederà a spedirlo in laboratorio dove le impronte verranno opportunamente scannerizzate. A questo punto il medico lavora esclusivamente su computer, attraverso software specifici, analizzando le caratteristiche della bocca, per proseguire con il vero e proprio Piano di Trattamento. Nel momento in cui l’ortodontista lo riterrà perfetto, manderà in produzione l’apparecchiatura che arriverà in studio con delle mascherine di trasferimento che serviranno per posizionare l’apparecchio correttamente in bocca.

I vantaggi dell’apparecchio linguale personalizzato sono prevalentemente di carattere estetico e del raggiungimento di un miglior risultato finale.

Un ulteriore vantaggio è rappresentato dalla conservazione della integrità della struttura dello smalto dentario. Capita purtroppo di frequente nei pazienti adolescenti con scarsa igiene che utilizzando il tradizionale trattamento con le stelline si vengano a creare delle macchie bianche sullo smalto (White spot) che sono zone di decalcificazione. A tal proposito è stato dimostrato che l’apparecchio linguale è più sicuro dal momento che il lato interno dei denti è più spesso e resistente ai processi di decalcificazione o di carie. Nei rari casi in cui si dovesse rilevare la presenza di zone di decalcificazione sulle zone linguali, la collocazione interna ne consentirebbe un ripristino più indolore in termini di integrità estetica del dente compromesso. L’apparecchio linguale è, dunque, un valido ausilio non soltanto nei pazienti adulti per ragioni estetiche e sociali ma anche nei pazienti adolescenti per salvaguardare la salute dei denti e dello smalto.

Carie nei denti da latte: fattori di rischio per la malocclusione

La carie dentale nei bambini in età prescolare è una condizione patologica molto diffusa e di notevole rilievo, sia per la difficoltà di gestione clinica e terapeutica, sia per le conseguenze nefaste che possono interessare gli aspetti auxologici della crescita del bambino, lo sviluppo armonico delle arcate dentali e l’equilibrio delle funzioni dell’apparato stomatognatico. Quando si parla di carie in dentizione decidua (denti da latte) ci si riferisce molto spesso ad una vera e propria sindrome multifattoriale della prima infanzia definita come “early childhood caries” (carie della prima infanzia) e ancora più comunemente come “sindrome da biberon”.

Si tratta di una patologia dentale caratterizzata da carie multiple a rapida progressione localizzate prevalentemente sui denti da latte anteriori superiori e successivamente sui molari e canini superiori ed inferiori.

Essa rappresenta uno dei maggiori problemi di salute orale e una frequente causa di ospedalizzazione in età prescolare, in particolar modo nei bambini affetti da patologie sistemiche ed in quelli definiti come “special needs”, ovvero bambini con incapacità fisiche o mentali. L’eziologia della carie della prima infanzia è multifattoriale e presenta fattori intrinseci ed estrinseci. Tra i fattori intrinseci includiamo principalmente lo spessore dello smalto nei denti da latte, che è più sottile e più uniforme e concorre allo sviluppo della carie insieme ad eventuali difetti della struttura dello smalto. Tra i fattori estrinseci un ruolo primario è svolto dall’assunzione di zuccheri a scopo non nutritivo, soprattutto notturna, durante la prima infanzia attraverso il ciuccio intriso di zucchero o miele, il biberon con sostanze fermentabili e adesive o preparazioni farmacologiche (sciroppi).

Un fattore di importanza decisiva è rappresentato da un’igiene orale insufficiente o del tutto assente.

La gravità del processo carioso sembra essere in stretta correlazione con il periodo di assunzione della sostanza czuccherina, inteso sia come tempo di permanenza nell’ambiente orale che come frequenza di contatto con la struttura dentale: più a lungo lo zucchero rimane nella cavità orale maggiore sarà la sua attività cariogena. Durante le ore notturne la presenza di liquidi fermentabili che ristagnano attorno ai denti, la riduzione della salivazione (xerostomia fisiologica), la riduzione degli atti deglutitori favoriscono l’insorgere della carie. I fattori che invece influenzano la distribuzione della carie sono riconducibili alla cronologia di eruzione dei denti decidui, all’attività della muscolatura intra ed extraorale durante la suzione e alla posizione del biberon nella bocca. La gravità della carie quindi è direttamente correlata al tempo di assunzione della sostanza cariogena, alla clearance salivare e al grado di mineralizzazione del dente deciduo.

Le complicanze a breve e a lungo termine sono varie e spesso correlate tra loro e si possono distinguere in: auxologiche (deficit di crescita), infettive, estetiche, funzionali, ortodontiche (malocclusioni).

Le complicanze auxologiche sono caratterizzate da deficit di crescita legati ad uno squilibrio nutrizionale con alterazioni della statura e del peso. Questo aspetto particolare potrebbe essere correlato allo stress secondario alla sintomatologia dolorosa che avverte il bambino. Le complicanze infettive possono essere di natura sia sistemica, in quanto prevedono l’insorgenza di malattia anche in distretti lontani dal cavo orale, sia locale, per lo sviluppo di cisti e alterazione dello smalto nei denti permanenti. Le complicanze estetiche sono invece legate essenzialmente a carie dei denti anteriori che può portare alla perdita degli incisivi superiori. Le complicanze funzionali consistono in alterazioni della masticazione, della fonetica e della deglutizione.

Le implicazioni che determinano malocclusioni variano in relazione al settore dentale coinvolto dalla carie.

Tali complicanze sono correlate sia alla distruzione degli elementi dentali e quindi alla perdita della funzione occlusale, sia all’alterazione degli equilibri neuromuscolari indotta dalle abitudini viziate. La carenza di spazio in arcata, in seguito a distruzione e alla perdita precoce dei molari decidui, induce un’inclinazione degli elementi dentali adiacenti con conseguente alterazione dei rapporti dentali e rischio di inclusione dentale ed alterazioni nell’eruzione dei denti permanenti. La distruzione e la perdita dei denti anteriori può causare uno scivolamento in avanti della mandibola. Lo slittamento della mandibola, associato ad una postura bassa della lingua, presente spesso in questi bambini, potrebbe fungere da attivatore di crescita anomalo, con alterazione della funzione muscolare che può mutare il corretto sviluppo della cartilagine dell’articolazione temporo-mandibolare (articolazione della bocca), trasformando così una alterazione funzionale in scheletrica, che il bambino può riferire come dolore all’orecchio. Nei casi in cui la carie colpisce prevalentemente i denti posteriori si può osservare una riduzione della dimensione verticale del viso, seguita da morso profondo, e squilibri muscolari che influenzano negativamente lo sviluppo scheletrico dei mascellari. L’uso prolungato del biberon, inoltre, deforma l’osso alveolare del mascellare determinando un’inclinazione in avanti dei denti superiori ed un’inclinazione indietro dei denti inferiori.

L’approccio terapeutico deve essere precoce ed individualizzato, per evitare l’aggravamento del quadro clinico e lo scorretto sviluppo delle arcate, e avvenire a più livelli:

  • conservativo (cura della carie con otturazioni);
  • chirurgico (estrazione dei denti eccessivamente cariati);
  • terapia ortodontica (con apparecchi mobili o fissi) e riabilitazione estetica e funzionale.

Fondamentale è il mantenimento dello spazio che potrà essere effettuato con dispositivi mobili o fissi.

Il trattamento ortodontico può essere supportato da esercizi di terapia miofunzionale per ripristinare un adeguato equilibrio muscolare mediante la correzione di sigillo anteriore, deglutizione e tono dei muscoli masticatori. Poiché la carie della prima infanzia risulta essere una patologia in costante aumento (a causa dell’aumento dell’immigrazione nel nostro paese), bisogna investire molto sulla prevenzione.

Gli interventi adatti consistono nell’anticipare la prima visita odontoiatrica, nell’educare i genitori al controllo delle abitudini alimentari del bambino, in una corretta igiene orale e fluoro profilassi.

In particolare bisogna raccomandare di non fare addormentare i bambini con biberon contenenti liquidi diversi dall’acqua, evitare il consumo prolungato di bevande contenenti zuccheri o succhi di frutta a basso ph, non intingere il ciuccio nel miele o in soluzioni zuccherate, controllare la dieta del bambino nella quantità e nella frequenza di esposizione ai carboidrati fermentabili, limitare l’assunzione di zuccheri ai pasti, utilizzare cibi meno cariogeni negli intervalli tra un pasto e il successivo, pulire sempre i denti del bambino dopo il pasto, nonché dopo l’assunzione di farmaci contenenti saccarosio. Un ruolo chiave nella prevenzione e nel controllo della carie della prima infanzia è rivestito dal pediatra attraverso lo screening dentale che deve avere come obiettivo il riconoscimento dei bambini che necessitano di una visita odontoiatrica precoce.

Difficoltà respiratoria nasale e alterazioni craniomandibolari in età pediatrica

La funzione respiratoria nasale oppure orale, facoltativa o obbligata, è stata sempre messa in relazione con lo sviluppo dello scheletro del cranio viscerale. Nel bambino durante la crescita le conseguenze della respirazione orale sono: la posizione bassa della lingua, l’ipotono dei muscoli della faccia e delle labbra, che possono avere effetti sulla morfologia del viso, determinando una faccia allungata (Facies adenoidea), una contrazione del mascellare superiore e della base del naso, una volta palatale alta, una crescita mandibolare con direzione prevalente verso il basso e l’indietro. Da un punto di vista dentale, è facile riscontrare in questi respiratori orali una inclinazione eccessiva degli incisivi verso l’avanti, un morso aperto anteriore ed un morso incrociato posteriore.

Alcune malocclusioni possono indurre l’istaurarsi di una respirazione orale e quest’ultima secondariamente può favorire l’istaurarsi di ipertrofia adeno-tonsillare.

Nel bambino con respirazione orale, una quota considerevole di aria ispirata (non preriscaldata nelle fosse nasali e nei seni) salta il fisiologico filtro costituito dall’epitelio nasale ciliato ed investe il tessuto adeno-tonsillare. Ne conseguirà una ipertrofia adeno-tonsillare che finirà per ridurre l’utilizzo della via nasale fino ad escluderla, istaurando così un circolo vizioso. Il diminuito flusso respiratorio genererà una ipoventilazione polmonare, con diminuito interscambio gassoso e tendenziale riduzione della riserva alcalina. Una scarsa ossigenazione dei tessuti (ipoossigenazione),inoltre, può interferire con lo sviluppo intellettivo del bambino, rendendolo apatico e incapace di concentrazione e memoria. Anche il sonno può risultare spesso agitato, con respiro russante, interrotto da accessi di tosse, fino a pericolosi episodi di apnea notturna.

Le principali malocclusioni che favoriscono l’insorgenza della respirazione orale e delle sindromi ostruttive sono il morso aperto e il morso profondo.

Il morso aperto è una malocclusione sul piano verticale caratterizzata dalla presenza eccessiva di spazio tra ile arcate superiori ed inferiori quando i denti sono in occlusione. La deglutizione è atipica: per ottenere il sigillo labiale indispensabile alla deglutizione, il bambino è costretto ad interporre la lingua fra i denti. La contrazione dei muscoli elevatori della mandibola (masseteri e temporali) è minima o inesistente.

A volte è l’ipertrofia tonsillare a indurre uno sviluppo del morso aperto.

Infatti, le tonsille ipertrofiche sono spesso dolenti alla compressione da parte della lingua. Il bambino è dunque portato ad assumere una posizione di difesa antalgica, a portare cioè la mandibola in avanti e in basso e la lingua ad interporsi tra le arcate. L’ipotonia dei muscoli elevatori favorisce invece la crescita abnorme dei processi alveolari, che aggraverà il morso aperto. La lingua, che trova una comoda breccia anteriore nella quale disperdere la propria forza muscolare, non la eserciterà sul palato, che perderà il più importante stimolo funzionale al proprio sviluppo dimensionale. Di conseguenza la pervietà delle vie nasali potrà risultare compromessa per decremento di sviluppo in senso trasversale. Tutto questo comporterà una prevalente respirazione orale.

ll morso profondo è una condizione in cui gli incisivi dell’arcata superiore coprono in modo eccessivo quelli inferiori.

Normalmente gli incisivi superiori coprono gli inferiori di circa 2mm. Quando si arriva a 4 mm o più, siamo davanti a un caso di deep bite o morso profondo. Che può essere diviso in prima e seconda classe in base all’inclinazione dei denti anteriori. Diminuendo la dimensione verticale tra le basi ossee mascellare e la mandibola si hanno due effetti: la retrusione mandibolare e la perdita dello spazio a disposizione della lingua. La retrusione è più accentuata se gli incisivi superiori sono lingualizzati e accentuano l’effetto retusivo sulla mandibola. Assieme alla mandibola si sposterà all’indietro anche la lingua. A causa poi del minor spazio a sua disposizione (dovuto al morso profondo) la lingua, impedita dal muro dentale a trovare spazio in avanti e ai lati non potrà che riguadagnarlo in alto o all’indietro. In alto la continua spinta linguale sulla sutura palatina mediana genererà un palato ogivale, con l’invasione delle sovrastanti cavità nasali ed il restringimento con questo meccanismo della via aerea nasale, per decremento del suo sviluppo verticale. Se la spinta linguale si eserciterà soprattutto all’indietro, dove i tessuti molli offrono minore resistenza, in presenza di tonsille blandamente ipertrofiche e di per sé non ostruttive, la lingua finirà per spingerle all’indietro rendendole ostruttive di fatto.

La terapia più indicata per correggere il morso aperto e il morso profondo è quella di utilizzare un apparecchio funzionale, associandolo alla terapia logopedica e miofunzionale.

Anche il morso incrociato o morso inverso può essere causa di difficoltà respiratoria nasale. Si tratta di una malocclusione che si verifica quando i denti dell’arcata superiore non scavalcano quelli dell’arcata inferiore.

La principale conseguenza del morso inverso è una occlusione dentale invertita rispetto alla norma.

Questa condizione porta a una funzione masticatoria asimmetrica e scorretta. Il morso inverso può interessare sia i denti laterali (morso inverso laterale o posteriore) sia i denti frontali (morso inverso frontale o anteriore). La causa del morso inverso è da ricondursi a una crescita insufficiente del mascellare superiore (ipoplasi a mascellare superiore) o una crescita eccessiva della mandibola. Il morso incrociato latero-posteriore si suddivide a sua volta in mono o bilaterale a seconda che coinvolga uno o entrambi i lati del mascellare superiore. Nel morso inverso monolaterale il mascellare è ipopasico e, oltre all’alterazione dell’occlusione da un solo lato, si riduce lo spazio intraorale per la lingua, che eserciterà una eccessiva spinta sulla sutura mediana e sui tessuti molli del retrobocca. Si sviluppa una deviazione mandibolare e del terzo inferiore della faccia che trascina con se anche il terzo medio favorendone la deviazione del setto nasale. Le vie aeree nasali risulteranno ipotrofiche per decremento dello sviluppo trasversale e verticale, aggravato dalla asimmetria strutturale e dalla deviazione del setto. Molto spesso questi pazienti riferiscono anche difficoltà di deglutizione, legate allo squilibrio muscolare. Il morso inverso bilaterale è dovuto frequentemente ad una mandibola ben sviluppata accompagnata ad una mascella scarsamente dimensionata. In questi casi l’inversione dentale è bilaterale (morso crociato bilaterale). Il morso inverso posteriore contribuisce disfunzionalmente all’iposviluppo dimensionale dell’arcata superiore, con conseguente iposviluppo delle sovrastanti vie nasali per prevalente decremento di sviluppo trasversale.

In questi casi la terapia d’elezione è l’espansione palatale.

L’azione dell’espansore rapido del palato si sviluppa sia a livello scheletrico che dentale, a seconda dell’attività suturale del paziente. Nei bambini l’espansione è 2/3 scheletrica e 1/3 dentale.Negli adolescenti solo 1/3 del movimento è scheletrico, con un’espansione prevalentemente dovuta all’inclinazione dei denti e maggiore probabilità di recidiva. È importante considerare il timing del trattamento delle displasie trasversali, visto che anche la sutura palatina mediana ha una morfologia che varia con l’età.

Un’altra problematica che può incidere sullo sviluppo dell’articolazione craniomandibolare e sulla respirazione nasale è il frenulo linguale corto.

La lingua è un organo ad elevata motilità situata all’interno della curvatura del corpo della mandibola. Grazie alla sua mobilità e alle modificazioni di forma, la lingua interviene nella masticazione, nella deglutizione e nell’articolazione vocale. Ha una posizione tra mento e osso ioide che, a sua volta, si trova tra la terza e quarta vertebra cervicale. L’osso ioide all’inizio dello sviluppo occupa una posizione più alta rispetto alla terza e quarta vertebra cervicale. La sua discesa a livello di queste vertebre da sei ai quattordici anni è seguita di norma dalla lingua. Quando la lingua e l’osso ioide non discendono di pari passo con l’accrescimento vertebrale, la lingua avrà una spinta orizzontale e quindi la mandibola crescerà orizzontalmente. La lingua ha un capo libero che va ad articolare in vari punti del cavo orale, presenta una forma “topologica”, cioè che si adatta allo spazio che trova libero. L’epitelio che riveste la superficie inferiore della lingua è più sottile e delicato di quello del dorso. Lungo la linea mediana vi è una sottile piega fibro-mucosa, il frenulo linguale, che connette il corpo della lingua alla mucosa del pavimento della orale.

Il frenulo linguale corto può causare un eccessivo attaccamento della lingua al pavimento della bocca e può essere responsabile della scarsa mobilità della lingua e di una malocclusione dentale.

Oltre ad alcune difficoltà nell’articolare alcune lettere, nella deglutizione e nell’allattamento al seno (o biberon) il frenulo linguale corto può comportare deficit occlusali gravi, lingualizzazione degli incisivi inferiori, ampi spazi tra gli incisivi, beanze anteriori che impediscono la completa chiusura della bocca come il morso aperto, anomalia di crescita dei mascellari.
Le strategie terapeutiche dipendono dall’età del paziente e dalla gravità della condizione.
Quando la condizione del frenulo non è grave da impedire motilità linguale, la logopedia rappresenta la terapia di riferimento. Quando la brevità del frenulo risulta più grave la terapia d’elezione è quella chirurgica (frenulectomia).

La diagnosi e la successiva terapia di malocclusione dento-scheletrica che ha ripercussioni sull’apparato otorinolaringoiatrico in pazienti in età evolutiva, necessita di un lavoro in team tra ortodontista, otorinolaringoiatra, pediatra, logopedista, osteopata.